Spazio ex allievi - La Sveglia

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Spazio ex allievi


12-11-16      NOVITA'!!

 

Gli articoli in ordine:



Intervista a Paolo Fiorina, l’Ex Allievo dell’Anno

Sabato 07 maggio, presso l’auditorium del Sant’Alessandro, si è svolta l’Assemblea Annuale degli Ex Allievi. È stata l’occasione per salutare con gratitudine i prof. Clivati, Ruck e Togni che dall’anno prossimo potranno godersi la meritata pensione, per ascoltare l’interessante presentazione del nuovo romanzo del prof. Paris, La cura di Jonas, e per premiare Marco Pendezzini, l’ex allievo che ha raccolto il maggior numero di preferenze come candidato per la categoria giovani. Soprattutto, però, è stata l’occasione per assegnare il premio che l’Associazione riconosce ogni anno all’ex allievo che maggiormente si è distinto in campo nazionale e internazionale per meriti personali. La scelta del Consiglio Direttivo dell’Associazione è caduta sul dottor Paolo Fiorina, il cui nome va ad aggiungersi a quelli dell’ex Ministro Terzi, del dottor Remuzzi e del dottor Pezzotta. Fiorina, 48 anni, dopo aver conseguito la Maturità scientifica presso il Liceo del Collegio, ha proseguito la sua carriera accademica a Milano, dove si è laureato in Medicina e Chirurgia per poi conseguire la specializzazione in Immunologia a Parma. Dopo aver collaborato per alcuni anni con lo staff del San Raffaele, ha ricevuto nel 2004 la proposta di trasferirsi negli USA insieme alla moglie Alessandra e ai tre figli (Roberta, Emma e Leonardo) per lavorare presso il Boston Children’s Hospital dell’Harvard Medical School di Boston. Il suo lavoro di ricerca su cellule staminali e trattamento terapeutico del diabete 1 e 2 gli sono valsi importanti riconoscimenti a livello europeo e internazionali.


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Aiutateci a immaginare!

"Niente di questo mondo ci risulta indifferente". E’ questo il tema dell’anno scolastico appena trascorso, che il Rettore ha scelto per stimolare la riflessione della comunità scolastica. Come tale, non può non essere preso a riferimento per la nostra Associazione. Se niente di questo mondo ci risulta indifferente, a maggior ragione, non possono esserci indifferenti gli amici conosciuti tra i banchi di scuola, i professori, i ricordi di anni fondamentali per lo sviluppo di ogni persona. E’ questo lo spirito che lega gli Ex-Allievi alla Scuola, spirito che ho avuto la fortuna di vedere vivo e ardente in ogni Ex-Allievo che è entrato in contatto con la scuola. Sono i valori dell’educazione ricevuta dai nostri Ex-Allievi che devono ispirare, in concreto, i rapporti tra gli Ex-Allievi e tra questi e la scuola, con i suoi studenti e docenti.
Il valore delle relazioni personali che possono instaurarsi tra e con gli Ex-Allievi è inestimabile, soprattutto per gli studenti che hanno la possibilità di confrontarsi con chi, provenendo da una matrice educativa fondata sugli stessi valori, ha già maturato un’esperienza di vita. Un bacino di esperienza, conoscenza e competenze che non può e non deve esserci indifferente. Purtroppo, però, le occasioni di incontro tra Ex-Allievi e studenti sono ancora troppo poche.


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L’amore non muore

Mi è capitato di riflettere, in un momento di grande buio, sul senso del prolungamento forzato della vita, sul suo mantenimento artificiale nonostante l’incedere violento e irreparabile di thanatos.                                                                                                                                            Si trattava di mia madre, non di una persona qualunque.                                                                                                                                              Rispetto alla persona qualunque, avrei potuto consumare pagine sublimi di filosofia morale, in difesa della vita sempre e a tutti i costi.

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Perché lo fai? Volontariato e quotidianità

Nell’anno in cui Papa Francesco parla di misericordia, e non solo, in cui i leaders mondiali cercano soluzioni al sempre più grave problema dell’inquinamento del Pianeta, a poche settimane da un referendum che ha scarsamente interessato la popolazione e in giorni in cui a rischio c’è la libertà di essere altro, con una politica, purtroppo, ormai mondiale, che ostacola la multiculturalità, penso a come poter rispondere in maniera efficace alla domanda che tante volte mi è stata fatta, la domanda a cui, chiunque si trovi nella mia situazione, fa fatica a rispondere, domanda che è tanto senza significato, quanto il punto cruciale della mia quotidianità: che cosa significa fare volontariato? O, ancora peggio, perché lo fai? E una domanda che mi è stata rivolta spesso, forse perché sono quasi dieci anni che le mie giornate sono permeate da attività in cui mi dedico a chi è altro, o, perché no, soltanto a me stessa, senza rendermene conto. Catechismo in oratorio, Cre Grest estivo, tombola con gli ospiti dell’ex casa di riposo di via Gleno, ora Carisma, albergo popolare, hospice di Borgo Palazzo, Caritas parrocchiale, Caritas diocesana, casa San Michele, casa Raphael: un elenco di nomi per i più, per me, invece, che, come dico spesso, "sono attratta dal disagio", l’altro con cui riempio le mie giornate, dandovi un senso. A poche settimane da un trasferimento all’estero, che, almeno a priori, significherà studiare studiare e ancora studiare, mentre faccio ordine dentro armadi, scatole piene di ricordi e relazioni umane, credo mi faccia bene, anzi, non potrebbe essere più terapeutico, fermarmi a riflettere sulla presenza e sul senso del volontariato per me.

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Ricordi del Collegio


Gli anni difficili del primo dopoguerra, la ricostruzione, la società divisa socialmente e politicamente.
A Napoli e dintorni piccole bande di scugnizzi orfani, i più piccoli a piedi nudi, senza mutandine.
Ed io, undicenne, come interno del Collegio Vescovile S. Alessandro, con entrata in tale via, in salita.
Il nostro Istituto era austero, decoroso, con camerate e stanzette, dalle elementari al liceo.
E don Maffeis, sui sessant'anni, naso adunco, viso affilato, magro, dalla bontà infinita, che gestiva l'armadio della cancelleria e delle leccornìe dolciarie: confettini colorati, caramelle, gomme americane, ecc.
Oltre che i nostri piccoli risparmi, come fiduciario con tanto di notes contabile.
Raccoglieva pazientemente tutte le carte stagnole, da rivendere per destinare il ricavato ai poveri.
Con lui la prima esperienza < assistenziale > ai bisognosi.
La S. Vincenzo, operante sul territorio.
Don Maffeis assisteva le famiglie in ristrettezze economiche del luogo, attorno al Collegio.


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Un popolo guidato dalla Fede agli estremi della Terra

Come qualcuno avrà già potuto leggere in un mio precedente articolo pubblicato sul mitico foglio giallo (Sant’Alessandro n.400) dove parlavo dei miei primi mesi nelle Isole Salomone come Medico in una missione Cattolica. Terminati quei mesi, tre per l'esattezza, in aree rurali decisi di lasciare la missione ed iniziare la mia personale missione. Con l'inizio del nuovo anno, 2015, mi trasferii nella capitale Honiara al National Referral Hospital. Questo ospedale fu costruito ai tempi della seconda guerra mondiale per l'assistenza ai feriti Americani che combattevano I Giapponesi in questi angoli dell'Oceano Pacifico. Al termine della guerra questo fu mantenuto come ospedale e, una volta rinnovato, dato in gestione ai Solomonesi. E' proprio qui che la mia nuova avventura ebbe inizio. La scarsità di risorse e la mal gestione di quanto disponibile rese il mio lavoro stimolante. Il credito non va solo alla mia buona volontà e spirito di iniziativa ma ai miei insostituibili colleghi che mi hanno accolto e assistito nel mio lavoro quotidiano. La maggior parte del mio anno trascorso qui ho lavorato nel reparto di medicina interna. Qui, così come negli altri reparti (Pronto Soccorso, Ortopedia, Ginecologia e Ostetricia, Chirurgia e Pediatria) il carico di lavoro è indescrivibilmente elevato con turni che vanno ben oltre le canoniche otto ore e con pazienti che affollano non solo I reparti ma anche le varie cliniche. Malattie infettive (Malaria, Dengue e TB) e malattie cardiovascolari (Ictus e infarti) sono tra le piaghe di questi popoli costituendo una buona parte delle diagnosi e anche, purtroppo, dei decessi.

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 Laudato si’ (anche per la tecnologia)

Prelatura dello Xingu, stato di Parà, nel cuore del Brasile.
Solo foresta e un fiume per muoversi. È qui che si spinge, agli inizi del ‘900, un manipolo di Missionari del Preziosissimo Sangue, per annunciare la Parola, anche in questi luoghi remoti. Vengono, battezzano e se ne vanno? No: vengono, battezzano e restano, segno tangibile del Dio-con-noi che proclamano. Restano — e imparano a conoscere a fondo la realtà del luogo, le problematiche di una foresta difficile, ma ricca, che fa gola a chi la vede solo come miniera a cielo aperto. La conoscono così bene, questa realtà, in questi ultimi decenni, che papa Francesco chiama proprio uno di loro, il vescovo Erwin Kräutler, per aiutarlo nella stesura della sua Laudato si’.
Il rapporto tra Natura e Uomo, tra Tecnica e Creato è un rapporto che risale agli albori dell’Umanità, ma che a partire dalla Rivoluzione Industriale del Settecento si è andato via via complicando e articolando. Se inizialmente l’impatto che l’uomo poteva avere sull’ambiente era minimo, e anzi l’ambiente "giocava in posizione di forza", oggi gli avanzamenti tecnologici hanno reso non trascurabile l’effetto delle azioni umane sulla salute di questa nostra Terra.


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Volontariato e armonia
Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo

Oggi si parla tanto di ecologia, di come vivere al meglio rispettando la natura e tutto ciò che ci circonda, tuttavia in molti casi mi sembra che "essere green" sia, per alcuni, una moda ed un voler ostentare la propria sensibilità a questo tema che, non nego, essere assolutamente centrale al giorno d’oggi.  Siamo tutti capaci di dispensare consigli ma cosa si può fare per agire concretamente? Il cambiamento deve partire da noi con piccole azioni quotidiane che dovrebbero entrare nelle nostre abitudini oppure dedicandoci ad aiutare gli altri costruendo armonia fra persone vicine ed un esempio concreto può essere il volontariato che è un’attività presente da anni nella nostra scuola ed è stata in grado di arricchire molti studenti, me compresa, dimostrando come non sia necessario avere qualità particolari per costruire qualcosa che, anzi, basta poco per essere ricordati ed apprezzati.

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