nart 9 - La Sveglia

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nart 9

 

 Laudato si’ (anche per la tecnologia)

Prelatura dello Xingu, stato di Parà, nel cuore del Brasile.
Solo foresta e un fiume per muoversi. È qui che si spinge, agli inizi del ‘900, un manipolo di Missionari del Preziosissimo Sangue, per annunciare la Parola, anche in questi luoghi remoti. Vengono, battezzano e se ne vanno? No: vengono, battezzano e restano, segno tangibile del Dio-con-noi che proclamano. Restano — e imparano a conoscere a fondo la realtà del luogo, le problematiche di una foresta difficile, ma ricca, che fa gola a chi la vede solo come miniera a cielo aperto. La conoscono così bene, questa realtà, in questi ultimi decenni, che papa Francesco chiama proprio uno di loro, il vescovo Erwin Kräutler, per aiutarlo nella stesura della sua Laudato si’.
Il rapporto tra Natura e Uomo, tra Tecnica e Creato è un rapporto che risale agli albori dell’Umanità, ma che a partire dalla Rivoluzione Industriale del Settecento si è andato via via complicando e articolando. Se inizialmente l’impatto che l’uomo poteva avere sull’ambiente era minimo, e anzi l’ambiente "giocava in posizione di forza", oggi gli avanzamenti tecnologici hanno reso non trascurabile l’effetto delle azioni umane sulla salute di questa nostra Terra.
La tecnologia ha sicuramente fatto numerosi passi in avanti, ed è normale che questa apparente velocità possa mettere un po’ di paura, visti i risultati che un uso "disinvolto" di risorse non-rinnovabili ha avuto e continua ad avere sugli ecosistemi. È innegabile che i fumi delle centrali elettriche a carbone abbiano avvelenato l’aria e il terreno loro circostanti (vedi le foto che ci arrivano da Pechino). Ma è proprio per questo che bisogna, con prudenza e saggezza, favorire lo sviluppo di nuove tecnologie energetiche, così da raggiungere un equilibrio tra il bisogno dell’uomo e ciò che la Natura può ragionevolmente dare.
La paura nasce da ciò che non si conosce — e così è anche per le tecnologie. Se oggi consideriamo sicure e, anzi, salutari varianti del grano come la "Senatore Cappelli", sviluppata da Nazareno Strampelli un centinaio di anni fa, la ricezione di tali varietà da parte dei contemporanei di questo agronomo e genetista marchigiano fu ben diversa. Essi osteggiavano e ritenevano pericolose le specie di grano ottenute tramite incroci, così come faceva Strampelli, e non per "selezione naturale", come fatto fino ad allora. Lo stesso discorso si ripropone oggi con le sementi OGM. Al meglio delle nostre conoscenze, esse sono il modo più rapido e sicuro di operare esattamente le modifiche che desideriamo e che possono aiutare a sfamare e curare milioni di persone nelle aree più povere della Terra. Quindi via libera all’uso di ogni vegetale modificato in laboratorio? Certo che no: come dicevo, gli OGM sono sicuri "al meglio delle nostre conoscenze" — e questo non annulla i rischi connessi alla diffusione di massa di una nuova tecnologia; proprio per questo esistono studi rigorosi e agenzie governative di controllo e tutela. D’altro canto, l’alternativa ad una introduzione graduale e controllata di una nuova tecnologia sono l’allarmismo e la chiusura a priori, che non fanno bene né all’ambiente né all’animo umano — e questo non è un rischio, ma una certezza.
Come comportarsi allora davanti alle grandi sfide che il nostro tempo e il nostro pianeta ci mettono davanti? Direbbe Paul Ricoeur, con quella responsabilità che non è solo farsi carico dei propri errori, ripagando gli eventuali danni, ma è anche agire con prevenzione, mettendo in atto quella saggezza che non indica "la prudenza più stagnante", ma il sapersi calare nella situazione, applicando di volta in volta le regole nel modo più adatto per la singola circostanza. Ci sono due livelli di responsabilità che non possono essere dimenticati: quello dei singoli e quello della società. Da una parte, siamo chiamati a mettere in atto tutti quei piccoli atti possibili che la prevenzione richiede (è vero che sappiamo a memoria che "si deve chiudere l’acqua quando ci si spazzola i denti" e "si devono spegnere le luci quando si esce da una stanza", ma ogni tanto fa bene ricordarselo). Dall’altra, i governi sono chiamati a formare e mettere in pratica politiche che guardino alla salvaguardia del pianeta, anche quando non fossero di sostegno agli "indici di gradimento" nel breve periodo.
L’ultimo capoverso lo lascio a te che leggi: informati, mettiti in discussione, delibera e, per quanto è in tuo potere, agisci. Non lasciare che queste righe siano un compitino su un giornalino scolastico: vivile! Sarà la migliore chiusura ad effetto.
Federico Maria Rossi


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